L’Opera

COMMENTO CRITICO A CURA DI GIULIANO MENATO


 

Davanti allo specchio psicologico e quello morale, l’immagine reale si trasfigura, perde i connotati precisi della sua corporeità per assumere quelli sfumati dell’interiorità. In queste metamorfosi, il quadro pittorico acquista una mobile espressività, si carica di connotazioni e sottolineature del segno della materia che bene certificano le intimi condizioni dell’essere.

rapporto arte-vita non si risolve in Capitanio con il prevalere della prima componente sulla seconda: la vita è concepibile ed ha un senso indipendentemente dal fatto che si realizzi nella forma estetica.

L’individuo, sottoposto ad una impietosa introspezione, ha caratteri di un’entità misteriosa destinata a cambiare continuamente, ma questa non si sottrae ad una valutazione etica.

Il segno, inquieto e spigoloso, è veicolo di tormentose ma non di esasperate inquietudini; il colore con sbavature e colature a macchia propone, talora con grumi spessi e marcate striature, una dimensione plausibile di quanto c’è in ogni uomo di più dolorosamente celato.

La materia si accende, qua e là, di squillanti note, ma viene poi smorzata in una gamma di grigi spenti e di bruni cupi.

Catramina, pomice, olio, acrilico, smalto e segno grafico in funzione pittorica concorrono a definire l’immagine nel flusso incessante delle sollecitazioni emotive.

L’apparenza esterna e la realtà interiore sono i poli entro cui si muove tutta l’esperienza figurativa di Capitanio.